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Il RUP tra Procedimento e Progetto

Dal 1990 al 2023, la figura del Responsabile Unico del Progetto (RUP) ha vissuto una trasformazione profonda, passando da presidio tecnico-amministrativo del procedimento a regista del progetto pubblico.
L’introduzione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha sancito questo passaggio, ridefinendo il ruolo del RUP come responsabile dell’intero ciclo di vita del progetto, con compiti che spaziano dalla programmazione alla realizzazione, fino al monitoraggio e alla valutazione degli impatti.
Questa evoluzione impone una riflessione urgente sulle competenze necessarie per esercitare il ruolo in modo efficace. Il RUP non è più soltanto un esperto di norme e procedure, ma deve saper gestire complessità, coordinare attori, pianificare risorse e tempi, comunicare con trasparenza e orientarsi ai risultati. In questo contesto, emerge la necessità di introdurre strumenti di certificazione delle competenze, come una “patente del RUP”, che consenta di attestare in modo modulare e progressivo la capacità di operare in contesti progettuali differenziati per dimensione, rischio e impatto.
È però fondamentale chiarire un punto: non tutti i RUP devono essere project manager certificati. La qualificazione come PM è necessaria solo in presenza di progetti complessi o strategici. Tuttavia, tutti i lavoratori pubblici coinvolti in attività progettuali — anche in ruoli di supporto o gestione operativa — hanno bisogno di strumenti di project management per lavorare in modo efficace, collaborativo e orientato agli obiettivi.
L’intervento propone una lettura critica e costruttiva di questa transizione, evidenziando le opportunità e le sfide per le amministrazioni pubbliche, e suggerendo un modello di sviluppo delle competenze che valorizzi l’esperienza, promuova la formazione continua e favorisca una cultura del progetto nella PA.

Relatore: Daniele Ricciardi