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Chi ha rubato la deadline?

Un progetto è, a tutti gli effetti, un fumetto... o forse è il contrario? In ogni caso, qualcuno ha avuto un’idea, qualcuno, forse, dovrà realizzarla e qualcuno, prima o poi, chiederà: “Ce la facciamo per la fiera?”
E da quel momento cominciano i problemi, anzi le issue.
Lo scope tende ad allargarsi quando nessuno guarda. Gli stakeholder - sceneggiatore, disegnatore, colorista, letterista, editor, tipografia, distributore - hanno idee non sempre coincidenti. Le dipendenze sono spietate, il budget più corto delle ambizioni e la deadline ha una caratteristica antipatica: quasi mai è negoziabile. La fiera è quel weekend lì.
Dopo vent’anni di Project Management e quasi altrettanti tra balloon, albi ed editoria, ho scoperto che mondi apparentemente lontani raccontano spesso la medesima storia: un’idea da rendere reale, persone diverse da far lavorare insieme, vincoli, rischi, priorità da negoziare e decisioni da prendere quando il piano perfetto ha già cominciato a spiegare perché non funzionerà.
Seguendo il percorso che porta un’intuizione a diventare una storia, poi una sceneggiatura, delle tavole e infine un albo nelle mani di un lettore, rileggeremo il mestiere del project manager attraverso un progetto particolare: un fumetto. Dentro e dietro quelle pagine troveremo scope, milestone, dipendenze, stakeholder, risorse limitate, rischi, cambiamenti improvvisi. E, come in ogni storia che si rispetti, qualche supercattivo.
E se un fumetto può essere letto come un progetto, allora esso può diventare anche un laboratorio di progettualità: un luogo concreto in cui ragazze e ragazzi, soprattutto in territori dove opportunità e prospettive sono più fragili, sperimentino cosa significa prendere un’idea e portarla fino in fondo. Non solo spiegando cos’è un obiettivo, ma dandogliene uno; non parlando di teamwork, ma facendo dipendere davvero il proprio lavoro da quello degli altri; non definendo la pianificazione, ma scoprendo che una tavola deve essere pronta prima che qualcun altro possa iniziare la propria. E poi scegliere, organizzarsi, negoziare, assumersi responsabilità e rispettare gli impegni.
Alla fine? Eccolo lì, un fumetto: un oggetto vero, stampato, da prendere in mano e mostrare dicendo: “Questo lo abbiamo fatto noi”. Ma soprattutto la scoperta che tra un’idea e la sua realizzazione esiste uno spazio fatto di metodo, collaborazione, errori, correzioni e responsabilità, uno spazio da attraversare per imparare a gestire un progetto e, in seguito, arrivare a poter progettare anche il proprio futuro. Il tutto partendo da una convinzione forte e piuttosto semplice: rigore e seriosità non sono sinonimi, e continuare a confonderli è probabilmente uno dei rischi meno gestiti della nostra professione.

Relatori: Francesco Spadera, Salvatore Parola